• 28/02/2024

Andamento economico di Bologna

 Andamento economico di Bologna

Andamento economico di Bologna: Report e stime per il futuro. Attenzione all’inflazione, le piccole imprese che non esportano stanno soffrendo

Le imprese manifatturiere di Bologna hanno diminuito nei primi mesi del 2023 i livelli della produzione di quasi l’1% rispetto all’inizio dell’anno scorso, il fatturato è rimasto stabile (+0,3%), gli ordini formalizzati sono diminuiti del 1.5%. Gli ordini dall’estero sono amentati dell’1%.

Chi ha dato il ritmo sono state le vendite oltre confine aumentate di quasi il 5%.

Si tratta di un quadro che ritroviamo nella metalmeccanica (+0,2% per la produzione, -1,3% gli ordini complessivi, con una domanda estera limitata al +1%) che realizza risultati ampiamente positivi nelle vendite internazionali aumentate del +7,6%. Risultato che consente l’aumento complessivo del fatturato del 2%.

Nelle imprese del packaging il fatturato è diminuito mediamente di oltre il 5%, contrazione dovuta principalmente all’andamento del mercato interno (il fatturato dall’estero è diminuito del -0,9%). Per il resto i risultati raggiunti sono ampiamente positivi: produzione, +3%, ordini, +1,8%, trainati da quelli esteri aumentati del +12% rispetto a marzo 2022.

Bene le imprese edilizie, con un aumento medio del volume d’affari del +3,2% che sale al +5,7% per le imprese artigianali del settore.

L’andamento complessivo delle imprese manifatturiere artigiane vede una flessione del 3% nella produzione, del -1,1% nel fatturato, del -2,6% negli ordini. Migliori i risultati all’estero con una crescita del +1,6%.

La cooperazione registra un aumento degli ordini del +2,3%, mentre produzione, fatturato e mercati esteri confermano gli stessi risultati di inizio 2022.

Molto bene l’industria alimentare: produzione e fatturato aumentano di oltre il 7%, crescono del +5,2% gli ordinativi, ma soprattutto volano i mercati esteri, con fatturato ed ordini che si avvicinano al +20%.

Buona la crescita del volume d’affari nei servizi, aumentato mediamente del +3%.

Forte crescita per la grande distribuzione che aumenta il volume d’affari di circa l’8%. Bene anche il commercio all’ingrosso, +6%. Minore la crescita del commercio al dettaglio che comunque cresce del +2,9%, con valori positivi sia per quello alimentare +0,6% , che per il non alimentare +1,9%.

Ancora un recupero in doppia cifra (+14,1%) per le attività turistiche, che chiudono il trimestre con tutti segni positivi: +13,3% il volume d’affari delle strutture ricettive, +13,4% quello della ristorazione, boom del +39% per le agenzie di viaggio.

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STIME PREVISIONALI DELL’ECONOMIA DI BOLOGNA

Chiuso un 2022 con una crescita rivista al +4,2%, nel 2023 la crescita dell’economia bolognese si stima decisamente più contenuta al +0,9%. E anche per il 2024 non si andrebbe oltre un +0,8%.

La tendenza provinciale per il 2023 sarebbe caratterizzata dalla tenuta di reddito e consumi – entrambi su una crescita del +5,5% – ma frenata dalle incertezze dell’interscambio commerciale, stimato per l’anno in corso non oltre un +1,9%, che farebbe seguito al +1,8% già osservato nel 2022.

Le stime dell’occupazione sembrerebbero in assestamento, limitate dalle difficoltà di incontro tra domanda ed offerta sul mercato del lavoro: +1,5% gli occupati, il tasso di disoccupazione potrebbe scendere al 3,8%.

Si riduce la spinta propulsiva delle costruzioni (+3,6% stimato per l’anno in corso, a fronte del +12,8% del 2022), il rilancio dell’attività industriale bolognese sembrerebbe arrestarsi in un quadro di notevole incertezza sull’evoluzione futura, con un -0,7% stimato per il 2023.

Prospettive ancora positive invece per i servizi (+1,4%), confermata la flessione del settore agricolo (-3,7% per il 2023).

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L’EXPORT DI BOLOGNA

È di quasi 5,3 miliardi di euro il valore delle esportazioni bolognesi nei primi tre mesi del 2023 secondo le rilevazioni Istat rielaborate dall’Ufficio Statistica della Camera di commercio, con una crescita rispetto allo stesso trimestre del 2022 del +12,9%.

La buona performance delle esportazioni è stata accompagnata da una crescita meno significativa delle importazioni, che si fermano ad un +1,3%, segnale rilevante considerando che la manifattura bolognese opera sulla trasformazione di materie prime e semilavorati. Stabile l’andamento delle importazioni a livello nazionale, in flessione gli acquisti dall’estero emiliano-romagnoli, -2,3%.

Rispetto a fine marzo 2022, in crescita il settore manifatturiero (+12,7%), da cui provengono quasi il 99% delle esportazioni bolognesi: rallentano le vendite di abbigliamento (-6,7%), quasi raddoppiate invece le vendite di prodotti petroliferi.

Oltre la media le vendite estere della meccanica (+21,7%): il comparto dei mezzi di trasporto segna un +19,6% (accompagnato da un +26,7% delle importazioni), ma sono i macchinari, che definiscono quasi un terzo delle vendite all’estero bolognesi, a trainare, con un +31,1%, la crescita del comparto. Crescita leggermente inferiore alla media per computer, apparecchi elettronici e ottici (+9,2%), metalli e prodotti in metallo (+6,0%) e apparecchi elettrici (+3,4%).

Tra i primi dieci partner delle imprese bolognesi, in aumento oltre la media le vendite negli Stati Uniti (+25,3%), che si confermano la principale meta di destinazione della manifattura bolognese oltre confine, a discapito del mercato tedesco, che resta comunque il secondo mercato di destinazione e cresce di un ulteriore +11,2%; bene le vendite anche in Francia (+5,5%) e nel Regno Unito (+19,8%).

Meno attrattivo il mercato asiatico, che perde complessivamente un -10,1% dovuto unicamente alla flessione dell’Asia Orientale, unica macro-area in rallentamento in questi tre mesi.

In leggera crescita le esportazioni verso la Cina (+5,1%), più che dimezzate le vendite in Giappone, -57,1%, dove sono progressivamente diminuite le vendite del tabacco, che rappresenta oltre il 70% di quanto esportato dalle imprese bolognesi sul territorio giapponese ad inizio anno.

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GLI INVESTIMENTI DIGITALI

Nel 2022 un’impresa una impresa manifatturiera su due ha investito in innovazione digitale.

Oltre la metà delle aziende ha realizzato o migliorato il sito aziendale, sia per il mercato italiano che per quello estero, sviluppato la comunicazione online, la presenza sui social network, la newsletter aziendale. Il commercio al dettaglio ha rallentato gli investimenti sul sito aziendale a favore della presenza sui social e della pubblicità on line.

Meno significativi sono stati invece gli investimenti nel commercio on line, nei servizi cloud, nella organizzazione del lavoro da remoto.

GLI INVESTIMENTI GREEN A BOLOGNA

Sono le imprese bolognesi di più grandi dimensioni quelle che investono nella trasformazione green.

Lo fanno principalmente per ridurre i consumi: di energia elettrica, riscaldamento, trasporti e ciclo produttivo.

Gli investimenti consistono soprattutto nella sostituzione delle materie prime utilizzate e nel rinnovamento di macchine e impianti, e nella conseguente formazione del personale abilitato.

GLI INVESTIMENTI IN SICUREZZA

Il 12% delle imprese del manifatturiero bolognese ha investito nella sicurezza dei luoghi di lavoro di più che nel 2021.

La pandemia ha lasciato il segno considerato che nel 2019 tale percentuale era la metà.

Ad investire in sicurezza sono principalmente le imprese medio-grandi, e soprattutto quelle edili e le industrie alimentari. Gli investimenti sono rivolti principalmente allo svolgimento di controlli sanitari periodici dei lavoratori e alla programmazione ed attuazione di adeguate misure di sicurezza.

Nel settore del commercio al dettaglio ad investire sono soprattutto ipermercati, supermercati e grandi magazzini, con quote destinate alla sicurezza che però in oltre due casi su tre non vanno oltre l’1% del fatturato realizzato.

L’attenzione è rivolta principalmente a limitare l’utilizzo di sostanze pericolose sui luoghi di lavoro oltre che ad effettuare controlli sanitari periodici sui lavoratori.

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LE IMPRESE

Sono 94.313 le imprese registrate alla Camera di commercio al 31 marzo 2023, di cui 84.430 attive. Se alle sedi di impresa si aggiungono le 24.275 unità locali presenti, si ottiene un totale di 118.588 attività registrate a fine marzo nell’area metropolitana di Bologna.

Nei primi tre mesi del 2022 sono nate 1.949 attività, oltre 400 in più rispetto a marzo 2022, e oltre 170 in più rispetto alle iscrizioni d’impresa registrate a fine marzo 2019, prima delle difficoltà derivate dell’emergenza sanitaria. Per vedere livelli di iscrizioni di questo tipo è necessario risalire al biennio 2014-2015.

Crescono anche le cessazioni effettive d’attività: sono 1.918 quelle rilevate tra gennaio e marzo, 164 in più rispetto al marzo dell’anno precedente, pur restando ancora al di sotto delle consistenze registrate negli anni precedenti la pandemia.

Il saldo del primo trimestre, tradizionalmente negativo per l’accumularsi di cessazioni contabilizzate a gennaio, ma riferibili in realtà agli ultimi giorni dell’anno precedente, risulta invece in attivo, come non si vedeva dal marzo 2011, con 31 attività in più.

La crescita più contenuta delle attività edili (+19), non è più sufficiente a sostenere il settore industriale (-47), che sconta il trend negativo del settore manifatturiero (-66).

In calo anche le attività nei servizi, con 122 unità in meno: tra i segnali positivi, la crescita dei servizi alle imprese (+32) e il rilancio delle attività turistiche (+12). In rallentamento invece le attività commerciali (-169 attività) e i trasporti (-38). In rallentamento anche agricoltura e pesca (-123).

Prosegue la crescita strutturale delle società di capitale (+195 attività), peraltro unica forma giuridica in attivo in questi tre mesi. Negativo, infatti, il saldo delle ditte individuali, cessate al ritmo di quindici chiusure al giorno, con un bilancio trimestrale di -74 attività. Negativo anche il saldo delle società di persone (-76 unità) e quello di cooperative e consorzi (-14).

In rallentamento la componente artigiana, che a Bologna rappresenta quasi un’impresa su tre, e che ha chiuso il periodo con un saldo negativo di -153 imprese (603 le iscrizioni di nuove imprese contro 756 cessazioni).

VITA MEDIA DELLE IMPRESE di BOLOGNA

Le imprese bolognesi hanno una vita media di 13,8 anni, valore minore di quello registrato lo scorso anno (14), più alto sia della media nazionale (13,1) che di quella regionale (13,7).

Le più longeve sono le imprese agricole (20,3) seguite carta e stampa (24,8), legno e mobili (24,7) e sanità (20,1) e trasporti (19,9). Per le imprese della moda la durata media è minore e si ferma a 11,3.

Le imprese industriali con una vita media di 14 anni e un mese sono più longeve di quelle dei servizi  (13,4).

La durata media minore è per le aziende che operano nell’arte, sport e intrattenimento (9,6%) e nell’informazione e comunicazione (9,6).

All’interno della ristorazione, il valore più alto è nelle gelaterie e pasticcerie che sono attive mediamente poco meno di 15 anni, mentre i bar si fermano a 11,4 anni, i ristoranti a 10,1. Valori inferiori per la ristorazione da asporto 7,9 e per quella ambulante (6,4).  

Le imprese femminili hanno una vita media di 12,1 anni, in diminuzione rispetto al 2021 (12,8).

Le imprese giovanili hanno una media in leggero aumento (3,4 anni contro i 3,1 dello scorso anno).

Tra le forme giuridiche, le più longeve sono le società di persone (20,3) e le cooperative (19).

 

L’ETÀ MEDIA DEGLI IMPRENDITORI A BOLOGNA

Il 49% dei titolari d’impresa bolognesi ha da 50 a 69 anni, il 37% da 30 a 49 anni, il 10% da 70 anni in poi e solo il 5% sono giovani da 18 a 29 anni.

Più in dettaglio, l’età media dei titolari a Bologna è pari a 52,4 anni, valore superiore di quello nazionale (51,6) ma inferiore di quello dell’Emilia Romagna (52,7).

Gli imprenditori hanno un’età media più alta delle imprenditrici (52,5 contro 51,9).

In agricoltura l’età media è pari a 64 anni, più alta rispetto ai 50,5 anni dell’industria e dei servizi.

I titolari stranieri sono più giovani degli italiani: il 63% dei comunitari ed il 59% con cittadinanza non europea sono nella fascia da 30 a 49 anni, mentre più della metà degli italiani ha da 50 a 69 anni (52%).

LE PROFESSIONI RICHIESTE DALLE IMPRESE TRA GIUGNO E AGOSTO A BOLOGNA

A giugno la domanda di lavoro è aumentata rispetto a maggio: sono 9.730 le entrate programmate dalle imprese, 1.100 unità in più (+12,7%). Rispetto a giugno 2022 le entrate sono crescono di 170 unità (+1,8%).

Nel trimestre giugno – agosto 2023 si ha un totale di 24.450 opportunità di lavoro: il 9,5% in meno rispetto le previsioni del precedente trimestre maggio – luglio 2023 (27.020 posti).

In un caso su quattro le entrate previste saranno stabili (contratto a tempo indeterminato o di apprendistato.

Le entrate previste si concentreranno per il 73% nel settore dei servizi e per il 53% nelle imprese con meno di 50 dipendenti. Il 28% sarà destinato alle professioni commerciali e dei servizi, il 25% ad operai specializzati e conduttori di impianti, il 25% a dirigenti, specialisti e tecnici.

Il 18% delle entrate previste sarà destinato a personale laureato, il 33% ai diplomati.

Circa 3.300 assunzioni (un terzo del totale) riguardano giovani con meno di 30 anni.

In aumento rispetto a maggio la difficoltà di reperimento, che interessa il 51,6% dei profili ricercati: rispetto a giugno 2022 sono più di 8 punti percentuali in più. La motivazione principalmente indicata dalle imprese è la “mancanza di candidati” per il 37% delle entrate, con una quota più di tre volte superiore alla “preparazione inadeguata” (10%).

In particolare le difficoltà più elevate riguardano:

  • 120 Specialisti dell’educazione e della formazione (90,9%)

  • 300 Operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (80,9%)

  • 190 Fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (80,6%)

Le tre figure professionali più richieste concentreranno il 30% delle entrate previste:

  • 1.380 Esercenti ed addetti nelle attività di ristorazione

  • 790 Addetti alle vendite

  • 720 Personale non qualificato nelle pulizie.

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