• 23/07/2024

Tappa Emilia-Romagna, Disegnare il futuro 2024

 Tappa Emilia-Romagna, Disegnare il futuro 2024

Si è svolta il 13 marzo 2024 negli spazi di Confindustria Emilia Area Centro a Bologna la quarta tappa di Disegnare il futuro

Disegnare il futuro è il roadshow di Italia Economy che mira a fare il punto sull’innovazione per provare a tracciare le rotte che definiranno il domani. A contraddistinguere la tappa è stata un’intensa riflessione sul territorio e sulla concertazione tra collettività, istituzioni, enti di ricerca, università e imprese. A moderare i panel dell’evento sono stati Giuliano Bianucci, direttore responsabile di Italia Economy e Stefano Luccisano, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Toscana.

L’Emilia-Romagna si distingue nel panorama nazionale e internazionale per la capacità del territorio emiliano-romagnolo di fare rete e creare sviluppo. La realizzazione di un Tecnopolo, dove ha sede il supercomputer Leonardo, l’adozione di una politica atta a fare sistema, una naturale propensione territoriale “al fare” al di là di qualsiasi difficoltà ha condotto la regione a configurarsi come prima nella classifica delle regioni più innovative d’Italia, e ventunesima nel mondo.

Ma come stare al passo? E quali sono le sfide che ci attendono? Il primo a rispondere è il presidente della regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che nel suo intervento sottolinea come tutto sia frutto di un percorso perpetrato con determinazione secondo una logica che pone al centro della competitività il capitale umano e l’innovazione, dove il primo è da intendersi come luogo delle competenze, della forza lavoro e dell’investimento per la costruzione di un futuro competitivo, il secondo come strumento di  crescita e investimento a medio e lungo termine.

«Serve una politica attrattiva alla solida reputazione delle nostre imprese, che già si distinguono nel mondo per la loro capacità di innovare e produrre, garantisca una qualità della vita adeguata alle aspettative di chi sceglie la nostra regione per vivere, formarsi e lavorare. Grazie alla capacità di fare sistema molti passi sono stati fatti. Altri sono da fare, ma la direzione è segnata».

Legalizzare l’immigrazione, attivare politiche sociali a sostegno delle famiglie, trovare soluzioni abitative coerenti con l’espansione in atto sono le sfide che attendono il presidente e la regione che – annuncia lo stesso Bonaccini – nel 2025 ospiterà il G7 su intelligenza artificiale, big data e nuove tecnologie e che nel capoluogo vedrà sorgere il centro di ricerca metereologica più grande al mondo nonché la quattordicesima sede dell’Università delle Nazioni Unite, prima del Mediterraneo.

Il tema urbanistico è caro a Marco Moscati, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Emilia Area Centro. «In Emilia siamo fortunati: possediamo una cultura del lavoro e una coesione sociale che permea il territorio e che influenza positivamente noi imprenditori, collaboratori e chi viene a vivere qui.

Questo ci ha portati a una crescita che dimostra la nostra capacità di produrre e innovare. Ma a ogni crescita corrisponde una responsabilità. Se abbiamo questa fortuna, abbiamo anche l’obbligo di rispondere alle esigenze che ne derivano: urbanistica, regolamentazioni, servizi e infrastrutture. Le risposte però devono essere rapide». E chiosa: «Se c’è crescita e c’è domanda, facciamo».

Valerio Veronesi, presidente Unioncamere Emilia-Romagna, sottolinea l’importanza delle piccole imprese che presidiano i territori, creano delle comunità e, così facendo, concorrono al successo della regione in cui prosperano. Tuttavia, il fattore dimensionale è oggi importante per essere competitivi. «I corpi intermedi e le associazioni come la nostra possono aiutare le imprese a fare sistema, a creare un terreno comune, una struttura che permetta una innovazione costante, un investimento di internazionalizzazione e di innovazione digitale».

ART-ER (acronimo di Attrattività Ricerca Territorio Emilia-Romagna), società consortile dell’Emilia-Romagna che promuove la crescita sostenibile e l’attrattività della regione attraverso lo sviluppo di innovazione e conoscenza, è la testimonianza che una buona e proficua intenzione tra territorio e istituzioni è possibile.

Indica Marina Silverii, direttrice operativa di ART-ER: «I successi che ora registriamo sono frutto di percorsi concertati che hanno trovato nella continuità delle politiche l’ecosistema adatto a sviluppare l’innovazione. L’ecosistema dell’innovazione nella nostra regione si fonda su un patto sottoscritto nel 2002 con la Legge 7/2002 sull’innovazione atto a sostenere e finanziare gli enti di ricerca propedeutici allo sviluppo delle imprese.

Ha continuato con approccio concertativo secondo una forma capillare e inclusiva comprensiva di tutte le competenze che le università e i centri di ricerca potessero esprimere e di tutti i territori della regione. Ha creato anche una governance di cui ART-ER è al centro del coordinamento. ART-ER è un ecosistema aperto che crea connessioni verso l’esterno e che si concretizza in azioni specifiche atte a creare un luogo di confronto attivo, a trattenere i talenti, ad anticipare il futuro con visione previsionale.

Ascoltare è la chiave per poter fare qualcosa di efficace. Le intuizioni degli anni passati hanno portato a creare una regione in cui si può fare innovazione sociale e attuare le trasformazioni digitali e green in maniera equa, dove le imprese sono protagoniste».

Molto dipende dal co-protagonismo di una visione condivisa che genera valore pubblico. L’esempio di TreCuori, società benefit con oltre 50 soci, ne è la testimonianza. Spiega il suo direttore Alberto Fraticelli: «L’importanza della partecipazione è un aspetto fondante di TreCuori, Public Company aperta a inglobare più voci per poter collaborare con noi nello sviluppo dei nostri servizi. Cerchiamo di attivare collaborazioni utili tra aziende profit, soggetti che concorrono ai servizi dei territori, le amministrazioni pubbliche e le persone.

Il nostro obiettivo è difendere e sviluppare la prosperità dei territori dando forza alle piccole realtà. Attraverso l’innovazione ambientale, tecnologica ed economica possiamo raggiungere obiettivi importanti. Il primo approccio è stato tradurre il welfare aziendale in beneficio per il territorio in una logica di economia circolare e sostenibilità economica.

Lo step successivo è di fare in modo che questo meccanismo virtuoso non si attivi solo nel momento del welfare, ma far diventare la piattaforma di welfare un marketplace studiato secondo una logica di vendita di prodotti e servizi presenti all’interno del circuito. In questo modo si possono attivare delle dinamiche virtuose in cui è possibile far emergere le eccellenze».

Nell’intervista rilasciata a Italia Economy e riportata in sede di convegno dal direttore responsabile Giuliano Bianucci, il Sindaco del Comune di Bologna Matteo Lepore parla di innovazione democratica, a significare che non c’è sostenibilità economica se non c’è sostenibilità sociale. L’Emilia-Romagna dimostra che mettere l’uomo al centro, fare sistema, la centralità del territorio e coprogettazione fa la differenza. Non ci può essere innovazione demografica senza innovazione sociale. Non esiste sostenibilità se economia, società e ambiente non collaborano tra loro.

Nel panel tecnico, Angelo di Gregorio, direttore del CRIET e presidente della Società Italiana Marketing, focalizza come il termine dell’innovazione si concentri erroneamente sulla tecnologia. «C’è sempre una componente immateriale – dice –. L’impresa non può funzionare solo se c’è la tecnologia, ma si deve rapportare al mercato con altre risorse. Dunque, l’innovazione deve essere a 360°. Invito dunque a riflette sul periodo storico che stiamo vivendo: in fabbrica abbiamo assistito alla quarta rivoluzione industriale con il 4.0.

Nell’esperienza di acquisto il consumatore non riceve passivamente, ma partecipa al processo, ne dà comunicazione, interagisce e fornisce, con i suoi dati, informazioni utili che permettono alle imprese di comunicare direttamente con loro in maniera mirata. Questo è il momento del retail. Dobbiamo creare un collegamento tra mondo online e offline in modo che l’impresa e la richiesta del mercato si integrino». Si configura così un modo diverso di fare business, sempre più determinato dalle abitudini di acquisto dei consumatori e in cui i temi della tecnologia e della gestione delle risorse umane diventano principi fondamentali.

Una visione allargata di quelli che sono gli attori dell’innovazione, cha abbraccia persone, imprese, enti, istituzioni e territorio, è dunque imprescindibile per disegnare un futuro vincente. Valeria Pignedoli, General Manager di MISTER Smart Innovation e Manager del Tecnopolo Bologna CNR, ha sottolineato come il ruolo del Tecnopolo non si limiti all’aspetto tecnologico e di ricerca, ma come esso trovi nella collettività il suo principio fondante.

«La tecnologia non va subita, non va seguita solo dal punto di vista dei ricercatori e degli enti che fanno ricerca, ma va vissuta dalla collettività. […] L’obiettivo non è portare alle imprese solo tecnologia, ma valorizzare le risorse umane quale fattore di competitività. Quindi investire e lavorare sul piano della formazione dei giovani e delle persone che già lavorano nelle imprese; sull’educational, avvicinando i ragazzi al mondo della ricerca sin dall’età scolare; sulle materie STEM, in un’ottica di inclusività di genere. Il nostro ruolo è dunque creare una cultura dell’innovazione, una cultura della tecnologia, attraverso la contaminazione delle competenze dove nessuno è escluso».

Fabio Ancarani, professore ordinario dell’Università di Bologna ed esperto di Marketing, pone al centro della discussione il marketing come volano di crescita per le imprese. Ma – sottolinea – che si tratta di un marketing nuovo e strategico. «Dobbiamo ripensare a un nuovo spazio per il marketing, basato sull’individuo: l’human marketing. Dobbiamo pensare ai nostri clienti come persone e alle persone all’interno dell’azienda come l’interfaccia con le persone all’esterno. Quindi un marketing che riprende in mano la leadership della crescita e la leadership dell’innovazione.

Spesso il marketing subisce l’innovazione, invece di guidarla. Serve un cambio di prospettiva. Con la grande capacità tecnologica di cui disponiamo è possibile personalizzare i contenuti che le imprese propongono ai loro consumatori, interpretandoli come persone». La spinta del business passa dunque da una triangolazione: tecnologia, marketing e risorse umane.

Parola alle imprese nel panel curato da Stefano Luccisano. La prima testimonianza è di Stefano Zaccaria, Direttore Marketing di Toyota Material Handling Italia, che sottolinea il coraggio di sognare. «Innovazione è comunicazione. Toyota ha una grande identità di marca, capace di creare ponti virtuosi e immaginare il futuro. Ci sono fattori abilitanti (metaverso, realtà virtuale, IA) che sono strumenti utili per stimolare ed esprimere la creatività”.

«Innovare è l’essenza di fare impresa – esordisce Cosmano Lombardo, Ceo e fondatore di Search On Media Group –. Significa farsi carico di azioni e attività che prima di generare un impatto di business generano un impatto sociale, un cambiamento. Se genera solo fatturato, probabilmente non è innovazione. La Piattaforma collettiva e globale per la costruzione del futuro, il WMF, che abbiamo creato, mira a mettere in relazione e sviluppare progettualità innovative che si possono sviluppare ovunque, anche nei piccoli centri». L’IA, si prospetta, toglierà e genererà posti di lavoro. Significa che il mondo del lavoro sta cambiando. Per coglierne l’opportunità occorre investire in formazione.

«Le istituzioni dovrebbero muoversi rapidamente per evitare che il gap italiano si trovi troppo ampio rispetto all’Europa. Stiamo lavorando affinché le figure professionali digitali abbiamo un contratto collettivo di lavoro». L’intelligenza artificiale generativa è al centro di IBM, rappresentata da Francesca Clementi, Associate Partner HealthCare & Public di IBM Italia. «Con il progetto watsonx abbiamo voluto creare una piattaforma che, alimentata da diversi Large Language Model o Foundation Model, consentisse di adottare e cogliere i benefici dell’intelligenza artificiale generativa, garantendo la protezione dai rischi, la trasparenza e la conformità normativa.

Questa innovazione apre all’acquisizione di skills che non sono banali». Torna quindi il tema della formazione come strumento per disegnare un futuro competitivo. «La tecnologia è democratica. Con la generative AI IBM è riuscita a organizzare a livello mondiale una serie di workshop estesi a tutta la platea dei dipendenti proprio sulla metodologia generative AI usando la metodologia del Garage, così da creare le competenze sulla generative AI, incoraggiando la creatività, la sperimentazione e l’innovazione. La generative AI si profila così come un collaboratore tecnologico capace, ad esempio, di promuovere la comunicazione, snellire il lavoro, supportare la gestione e l’apprendimento di report complessi».

Appuntamento a Milano il 10 maggio presso IBM Studios per la quinta tappa di Disegnare il Futuro

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Fabiana Gilardi

Foto ©JBS Agency

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