• 01/12/2022

FASI DI SVILUPPO AZIENDALE

 FASI DI SVILUPPO AZIENDALE

Nella gestione di un’impresa lavorare per il suo sviluppo non rappresenta un vezzo ma una vera e propria necessità. Prendendo a prestito termini informatici, l’imprenditore dovrà dedicare costantemente un’apposita “partizione” al processo di crescita, prescindendo dalle dimensioni aziendali. In un Paese, come il nostro, che punta spesso il dito sulla tradizione e ne utilizza il significato per tutte le stagioni, è opportuno focalizzare che, in azienda, tradizione non va confusa con stasi e, al tempo stesso, l’innovazione non è materia esclusiva per impavidi.

Dopo queste provocazioni proviamo a mettere insieme le cose.

Fase di sviluppo aziendale: chi era costui? Tanto per fare il verso al mite don Abbondio della più nota delle opere manzoniane. Per quanto ovvio, si sta parlando di imprese avviate da tempo, il cui status di start up è solo un ricordo. Imprese che, per loro natura, continuano a porsi con frequenza il tema della propria evoluzione e crescita nell’ambito del mercato che si è individuato come proprio. Non ci si riferisce ai piani di sviluppo, intendendo per tali i processi documentari che pianificano ed accompagnano le fasi evolutive. Sono, questi, documenti importantissimi per orientare la propria impresa verso la crescita, non solo dimensionale, ma la copiosa dottrina d’impresa già fornisce un valido supporto. Mantenendo fede al requisito della estrema concretezza e vicinanza, specie alle imprese di medie e piccole dimensioni, si intende affrontare il contesto in cui può maturare la opportunità / necessità di pensare allo sviluppo.

Molto spesso l’imprenditore, con il suo operato, si trova nel bel mezzo di un processo di crescita senza dare a questo un tale significato: parliamo di estensione della gamma di prodotti con conseguenti investimenti preliminari, di un rafforzamento dell’immagine aziendale con estensione del numero di addendi comunicativi, di un più strutturato posizionamento in materia di utilizzo di fattori della produzione e altro ancora. A volte queste attività esordiscono come ordinarie, e di gestione corrente, ma la loro gittata finisce per innescare vere e proprie evoluzioni aziendali.

La visione sempre più “liquida” dell’imprenditore nella gestione d’impresa tra mercato, orientamento dei fattori e sviluppo, non lo mette sempre nella condizione di dedicare tempo e risorse alla codifica tra miglioramento di processi esistenti, fine tuning di un solo processo e fase di sviluppo vero e propria.

Andrebbe perpetrata con attenzione se la codifica e il posizionamento nel silos dell’innovazione fosse in grado, come spesso possibile, di attivare presupposti di finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto o quasi. In questi casi è assolutamente opportuno che la codifica trovi adeguata risposta per intercettare le previste utilità. Tutto questo scatena anche un differente trattamento contabile e fiscale delle spese correlabili ai vari piani.

Prescindendo da questo potrebbe non essere così importante porsi giornalmente nella condizione di verificare se sto innovando o se sto ottimizzando fisiologicamente un processo o una somma di essi. Le cartine di tornasole da attivare in aiuto per meglio comprendere di cosa si sta parlando potrebbero essere molte, ma nella sostanza, ne possono bastare due.

Da un punto di vista pratico si sta parlando di sviluppo quando l’azienda sale di un gradino. Sta ottimizzando un processo quando fa un passo in avanti.  Dal punto di vista amministrativo si parla di sviluppo quando le azioni poste in essere rispondono alle logiche di un piano pensato dell’imprenditore e scritto da chi ne ha la competenza. Senza un piano di sviluppo si torna all’ottimizzazione corrente. L’impostazione potrebbe essere ritenuta eccessivamente lapidaria e non particolarmente forbita  ma, forse, può arrivare più velocemente come concetto.

Dopo aver sdoganato alcuni aspetti fondamentali proviamo insieme a comprendere alcuni elementi altrettanto significativi:

  • Quali sono gli elementi dell’azienda interessati ad un programma di sviluppo?
  • Quali sono le priorità tra i vari elementi?
  • In quale fase temporale dell’azienda si può parlare di sviluppo?

Sono molti gli elementi orbitanti intorno allo sviluppo aziendale. Per facilitare l’approccio potremmo parlare di differente capacità di stare sul mercato. Con ciò si vuole intendere l’estensione della gamma di prodotti, del bacino geografico di riferimento o entrambi. Riguardo ai prodotti ci si potrà riferire a nuovi prodotti o ottimizzazione / evoluzione di quelli già in listino.

Altro set di elementi importante è l’insieme dei fattori produttivi (persone e mezzi). Potrà essere ottimale la combinazione dei due gruppi di elementi, mercato e fattori.

Per le priorità di attivazione non ci sono regole certe. Tuttavia è sempre opportuno gettare prima un occhio al mercato ed alla sua capacità potenziale di assorbimento dello sviluppo che si intende portare avanti. Potrebbe essere infruttuoso pensare prima all’ottimizzazione dei fattori senza avere una benché minima idea della capacità / volontà di assorbimento da parte del mercato di riferimento.

Sul timing in cui è opportuno attivare fasi di sviluppo le tesi sono contrastanti. Per molti non sarebbe opportuno modificare le cose quando le stesse vanno bene. Potremmo considerarli proseliti del famoso detto “Squadra che vince allenatore non si cambia”. Ciò lascerebbe intendere che l’unico spazio per pensare allo sviluppo aziendale, quello strutturato s’intende, sia quello in cui si senta qualche scricchiolio. Personalmente reputo che questo paradigma presenti delle vulnerabilità: quando non si è sereni è più difficile affrontare una fase di cambiamento, non sottacendo che il cambiamento stesso postula un assorbimento di risorse più che proporzionale rispetto alla correntezza operativa. Con ciò sarei convintamente portato a ritenere che le fasi di sviluppo debbano essere progettate ed attivate in presenza di una buona salute dell’impresa. A ciò dovrà conseguire una attenta fase di analisi e verifica degli steps successivi. Su questo, magari, ritorneremo in argomento.

Concludendo: bene i programmi di sviluppo, soprattutto in presenza di margini economici da dedicarvi, meglio ancora in presenza di più fasi, magari anche ordinatamente sovrapposte, rispondenti ad un ambizioso piano strategico. Perché, si sa, la vita (dell’impresa) è tutto un programma!

Umberto Alunni

Giornalista

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