• 20/04/2024

Il modello Bologna

 Il modello Bologna

Sindaco Matteo Lepore

Il Comune di Bologna è da sempre all’avanguardia nell’ambito dell’innovazione. Vediamolo insieme a Matteo Lepore, sindaco Comune di Bologna

Bologna è considerata una delle città più innovative d’Italia, grazie alla presenza di numerosi centri di ricerca, istituti universitari di altissimo livello e una vivace comunità di start up e imprese innovative.

Negli ultimi anni, il Comune ha promosso diverse iniziative per favorire l’innovazione e lo sviluppo tecnologico, come ad esempio la creazione di spazi di coworking, incubatori di start up e programmi di formazione per giovani talenti.

Grazie a queste iniziative, Bologna si conferma come una città all’avanguardia, capace di anticipare le tendenze e di creare opportunità di crescita per tutti i suoi cittadini. Il Comune di Bologna è un esempio di come l’innovazione possa essere una leva importante per lo sviluppo economico e sociale di una comunità. Ne abbiamo parlato con il suo sindaco Matteo Lepore.

Sostenibilità economica e sostenibilità sociale. Nella transizione è fondamentale che i due aspetti convivano e che si riscopra la centralità della progettazione partecipata e del dialogo tra stakeholder. Qual è la strategia del Comune di Bologna? Come lavora per fare sistema?

«Puntare a uno sviluppo economico e sociale, sostenibile e inclusivo. È questo quanto Bologna metropolitana persegue e lo fa individuando azioni a sostegno dell’ecosistema locale, in una modalità di collaborazione basata su obiettivi comuni.

Obiettivi che raccolgono le sfide della digitalizzazione, dell’innovazione e della transizione green, tenendo insieme i necessari obiettivi economici delle imprese con la dimensione sociale. Il dialogo e la condivisione partecipata sono le chiavi del modello “Bologna” che parla ai cittadini, agli stakeholder, al mondo dell’economia profit e no-profit.

Nel corso del mio mandato sto fortemente promuovendo l’uso di strumenti democratici per accompagnare i processi di trasformazione della città. Stiamo anche promuovendo una serie di strumenti finalizzati a sostenere una crescita economica più equa e sostenibile.

Ne sono esempi il lavoro che stiamo portando avanti con l’attuazione del Piano per l’Economia Sociale, il Piano per l’Uguaglianza e, in generale, con la promozione attiva della qualità del lavoro attraverso protocolli e accordi su singoli siti produttivi o su singole filiere come, ad esempio, la Carta della logistica etica. In queste esperienze istituzioni, mondo imprenditoriale e sindacale, e stakeholder di vari ambiti direttamente coinvoltisi, fanno protagonisti di una visione condivisa generando valore».

Gli Stati Generali dell’industria bolognese che si sono tenuti lo scorso 2 febbraio sono stati un momento di confronto ad ampio raggio sui temi dell’innovazione e della coesione sociale. Si sono focalizzate le politiche che contribuiscono a sostenere l’ecosistema dell’innovazione e si sono indagati i risvolti sul lavoro e sui lavoratori. Quali sono le politiche in atto per il territorio e perché diventa strategica una nuova alleanza tra mondo pubblico e privato?

«Nel nostro pensiero, il pubblico si fa piattaforma abilitante e di stimolo a supporto dell’innovazione del sistema socioeconomico territoriale. Nell’autunno 2023 è partito il progetto BIS – Bologna Innovation Square, la piattaforma che, all’interno della grande strategia della Città della Conoscenza, vuole contribuire a rendere il territorio metropolitano uno dei più innovativi in Italia.

BIS è la dichiarazione di una comunità di intenti tra PA, università, imprese, centri di ricerca, spazi dell’innovazione e start up, con azioni che promuovono la collaborazione per essere attrattivi verso le imprese e verso nuovi cittadini. Proprio agli Stati Generali abbiamo colto l’occasione per andare oltre questa visione innovativa e guardare ai complessi risvolti sui lavoratori che comporta una città in crescita.

Si è dato avvio a un nuovo dialogo, un “Patto per l’Abitare”, in cui imprese, mondo della cooperazione, organizzazioni sindacali, Chiesa di Bologna e tutte le forze sociali che vorranno partecipare avviino un lavoro comune per sperimentare interventi concreti affinché lo sviluppo industriale di Bologna metropolitana possa contare su lavoratrici e lavoratori a cui possa essere assicurata “un’esistenza libera e dignitosa”, come cita l’art. 36 della nostra Costituzione».

Nel cambiamento velocissimo degli scenari è necessario che i giovani possano contare sul supporto di istituzioni e mondo della formazione per trovare il loro percorso. La vostra iniziativa “Insieme per il lavoro” come intende rispondere a questa esigenza?

«‘‘Insieme per il lavoro’’ è un progetto pionieristico, con il quale le istituzioni hanno scelto, con successo, di puntare sull’autonomia delle persone, creando un circolo virtuoso in cui a beneficiarne sono, da ormai sette anni, disoccupati, imprese e business community.

Come funziona: la persona disoccupata si iscrive a ‘‘Insieme per il lavoro’’, che ha all’attivo oltre 450 collaborazioni con le imprese; il progetto prende in considerazione, tra le posizioni aperte nelle aziende con cui collabora, quella più adatta.

Nel caso la persona abbia competenze di base o specifiche da colmare, ‘‘Insieme per il lavoro’’ propone invece un corso di formazione ad hoc che generalmente è finanziato dal progetto stesso (ovvero gratuito per l’utente) e prevede una indennità di frequenza.

Il corso formativo è direttamente orientato all’inserimento lavorativo in un’azienda resasi precedentemente disponibile ad accogliere il futuro lavoratore formato. In 7 anni di attività, ‘‘Insieme per il lavoro’’ ha mediato oltre 2.400 inserimenti lavorativi per persone, italiane e straniere, di fasce di età anche molto distanti tra loro».

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Giuliano Bianucci

Direttore responsabile - giuliano.bianucci@italiaeconomy.it

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