• 30/11/2022

Inflazione e prezzo del latte: il punto con il presidente Granarolo

 Inflazione e prezzo del latte: il punto con il presidente Granarolo

Dopo l’allarme congiunto lanciato dall’azienda emiliana e da Lactalis, abbiamo approfondito criticità e interventi necessari con il numero uno Gianpiero Calzolari

di Chiara Bertoletti

Il tema centrale in agenda, sia per il mondo del business che in campagna elettorale, continua ad essere quello dell’inflazione e dei costi energetici. E non si tratta certo di un vezzo, bensì di una situazione realmente critica che è partita colpendo la filiera a monte per poi arrivare nei mesi successivi a valle, ovvero agli aumenti di prezzi a scaffale nei supermercati e ai rincari in bolletta. I dati Nielsen a luglio 2022 ci dicono che per ora il carrello degli italiani tiene e che i tagli sulla spesa settimanale sono minimi, ma per l’autunno ci si aspetta un cambio di rotta in negativo, con impatto sui consumi e dunque nuovamente su tutte le filiere. Non fa eccezione il settore lattiero-caseario, dove a lanciare l’allarme e a richiedere interventi pubblici immediati e concreti sono Gruppo Granarolo e Gruppo Lactalis in Italia attraverso una nota congiunta. In questo caso l’inflazione va a toccare di fatto tutte le voci di costo, dall’alimentazione animale all’energia, portando il prezzo del latte a rischio di superamento dei due euro al litro. E non si tratta solo di conseguenze derivanti dal conflitto russo-ucraino, ma di fattori ulteriori come la siccità. Di questo e non solo abbiamo parlato con il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari.

 

Come sta incidendo il caro energia sulle attività delle aziende lattiero-casearie?

Stiamo registrando un’inflazione galoppante da 12 mesi che tocca diverse voci: l’alimentazione animale, (a cui si aggiunge la siccità che riduce anche i raccolti), il packaging con carta e plastica in aumento costante, i detergenti, ma soprattutto le energie che negli ultimi mesi sono schizzate alle stelle. Lo dimostrano i dati aziendali elencati di seguito, in cui si evidenzia un impatto del +25% dei costi industriali nel 2022 rispetto al 2021. Nel dettaglio: latte +25% (se consideriamo dic. 2021 su dic. 2022 la percentuale sale a +50%); carta +15%; plastica +27%; detergenti +23%; ingredienti +26%; energie +150%.

Per quanto concerne le sole energie, se non avviene un’inversione di rotta, si tratta di un’inflazione del 200% nel 2022 rispetto al 2021 e un rischio di oltre il 100% nel 2023 rispetto al 2022

Quali sono nella fattispecie gli interventi auspicabili da parte del Governo?

Intanto chiediamo un intervento del Governo. Una soluzione per aiutare le famiglie potrebbe essere una moratoria sull’Iva per i prodotti di largo consumo. Questo per tutto il paniere dei beni primari come latte, pane, pasta e pomodoro.

Un intervento sul price cap dell’energia, che venga dall’Europa o dal Governo, potrebbe dare un ulteriore mano a contenere i costi. L’oscillazione dei prezzi, che ha anche matrici speculative, rende impossibile pianificare e va ad incidere direttamente fino a 20 centesimi sul prodotto finito. Ovviamente, nessuno si illude di poter tornare ai prezzi dello scorso anno, ma si tratta di raggiungere cifre ragionevoli per noi e per il consumatore e un qualche livello di certezza sul futuro. Poi ci sono interventi che si possono fare sul comparto agricolo allevatoriale, agevolando per esempio la nascita di iniziative consortili che consentano di avviare impianti di biometano in grado di produrre energie da deiezioni animali. A dicembre pagheremo il latte agli allevatori 60 centesimi, ma se anche lo scorso anno lo pagavamo 40 centesimi, i 60 cent/litro previsti coprono appena le spese per la produzione, non consentono di fare gli investimenti necessari per portare avanti quella giusta transizione ecologica che tutti auspichiamo e che oggi è quanto mai necessaria. Se non prevediamo interventi è inevitabile una ricaduta sui consumatori, sebbene parliamo di un prodotto che rispetto ad altri sta mantenendo un costo accettabile.

Come avete gestito questo aumento di costi?

All’inizio li abbiamo assorbiti e ce li siamo tenuti riducendo le marginalità, anche se il settore del latte già di per sé ha marginalità basse (3-5 percento). Abbiamo poi cercato di comprimere i costi, utilizzato le riserve e in parte abbiamo dovuto ribaltarli sulla grande distribuzione che, inizialmente ha fatto come noi e li ha assorbiti a sua volta, ma poi ha dovuto ribaltarli sul consumatore finale. Oggi tutti i componenti della filiera alimentare stanno mettendo in atto soluzioni come la riduzione degli sprechi, ma non si può andare oltre un certo limite. La qualità dei prodotti non si può compromettere e tutti devono potersi alimentare bene. Bisogna supportare le famiglie su più fronti, ora è necessario intervenire.

 

Tutto questo mette a rischio il lavoro di investimenti in innovazione sostenibile che sia voi come Granarolo che molte altre realtà stavano portando avanti?

Qui si tratta di una situazione che richiede interventi comunitari, come dimostra il tema della siccità e delle infrastrutture che ci siamo resi conto quest’estate quanto manchino. Purtroppo le istituzioni, comprese quelle europee, sono lente nel correggere il tiro, perché le difficoltà impongono comunque di essere competitivi sul mercato internazionale. Certo che proprio le stesse problematiche come la siccità sono indice di quanto la sostenibilità dei modelli di business sia l’unica strada possibile. Noi ci siamo ripromessi di non interrompere il nostro percorso in tal senso, anche se in questo momento richiede decisamente uno sforzo in più.

Chiara Bertoletti

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