• 30/11/2022

Mostra Giulio II e Raffaello. Bologna

 Mostra Giulio II e Raffaello. Bologna

A Bologna torna il papa guerriero, uno dei papi più temuti e potenti di tutta la storia rinascimentale e non solo. Torna in città dopo oltre 500 anni immortalato in un magnifico, è il caso di dirlo, dipinto di Raffaello Sanzio, il pittore che ha meritato il sopranome di “Il Divino”. Il dipinto arriva dalla Nationale Gallery di Londra e approda nelle sale della Pinacoteca Nazionale di Bologna dove si potrà vedere da sabato otto ottobre fino a 5 febbraio.

La mostra titolata “Giulio II e Raffaello” non è solo una mostra, è molto di più. Questo ritratto rivoluziona la disposizione e le collocazioni dei dipinti rinascimentali del museo e crea anche un nuovo percorso storico cittadino. Così il turista, nostrano o straniero, potrà conoscere Bologna da  una nuova prospettiva passeggiando tra palazzi storici e musei che spesso rimangono meno visitati e noti.

A questo evento si accompagnano cinque conferenze   sparse in diversi punti della città, in cui intervengono diversi relatori e studiosi per raccontare perché la venuta di Papa Giulio II in città abbia cambiato tanto le sorti artistiche, e non solo quelle, di Bologna.

Il dipinto di Raffaello

Il ritratto è un dipinto importante ed è anche un dipinto enigmatico, sebbene molto studiato, per molti aspetti.

Il quadro segna un prima, e un dopo, nella storia delle pittura.

Da qui in poi il modo di dipingere e raffigurare i papi e i capi di Stato, cambia. Da qui in poi cambierà la stessa immagine che il pontefice, attento stratega della comunicazione, voleva dare di se stesso al pubblico.

Giulio II, papa della Rovere, era un uomo potente, era un guerriere, che combatteva in prima persona, era un grande mecenate dell’arte e anche un conquistatore. Durante il suo mandato ha espanso i confini del regno Vaticano sia in Francia, che a Bologna, dove entrò per l’appunto da conquistatore, cacciando la famiglia Bentivoglio.

Eppure si fa ritrarre da Raffaello come un uomo stanco, fragile, con una lunga e inconsueta barba bianca. E lo fece perché voleva mitigare l’immagine di se’ da guerriero a vecchio saggio.

Anche durante il Rinascimento, esattamente come nell’attualità, l’immagine pubblica dei potenti era curata e molto studiata e la pittura, come questa esposizione ben evidenzia, era al servizio del potere.

Oltre al favoloso prestito di Raffaello si contano altri sette prestiti che in modo puntuale raccontano come Giulio II,  Raffaello e di altri valenti artisti, che fino ad allora avevano lavorato a Roma, aprono all’arte bolognese nuove suggestioni pittoriche.

La mostra è aperta fino al 5 febbraio. Si possono acquistare biglietti, prenotare visite, conoscere il percorso rinascimentale che accompagna l’esposizione dal sito di  BolognaWelcame oltre che ascoltare dei podcast specifici.

Laura Branca

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