• 20/04/2024

Quattro “I” per disegnare il futuro

 Quattro “I” per disegnare il futuro

Valerio Veronesi

I pilastri su cui disegnare il futuro dell’Emilia-Romagna sono: innovazione, investimenti, intelligenza – naturale e artificiale –, internazionalizzazione

«Il nostro compito è consentire alle imprese della regione di prepararsi al futuro. Ognuna disegnerà il suo. A noi il compito di fornire gli strumenti per progettarlo e realizzarlo. Riassumerei i pilastri strategici con quattro “I”, che immagino come i quattro lati di una cornice che è il nostro piano di azione: innovazione, quindi investimenti, intelligenza – naturale e artificiale –, internazionalizzazione».

Valerio Veronesi, presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, tra i protagonisti del forum Disegnare il futuro di Bologna, ha le idee chiare sui tasselli fondamentali per sostenere le imprese nel loro percorso di innovazione.

Presidente, in un momento così delicato, perché queste quattro “I” sono così importanti?

«Il disegno che porta a collocare questi pilastri parte da una constatazione. La nostra è una delle regioni economicamente più avanzate in Europa. Il corpo centrale della nostra economia è dominato dalle imprese familiari, che operano in mercati di alta qualità e specializzazione.

Si tratta di imprese che hanno finora cavalcato la globalizzazione – direttamente, in filiera o fornendo servizi che permettono il funzionamento di questa catena del valore – e creato un meccanismo di crescita economica straordinario.

È proprio questo zoccolo duro che rischia di soffrire di più da una situazione internazionale così deteriorata. Le nostre imprese sono leader in segmenti di alta qualità e specializzazione e hanno bisogno di operare in mercati di grande estensione non potendo competere con le produzioni di massa e a basso costo.

Inoltre, si alimentano da catene di fornitura delle materie prime che necessariamente toccano vari continenti. Le imprese più dinamiche, quelle che danno linfa alle nostre filiere e distretti, ora si ritrovano a fronteggiare logiche che sono all’opposto dell’economia globale.

L’unico modo per governare questa incertezza virale è innovare, quindi investire, con intelligenza prospettica, quella naturale che crea i risultati dell’intelligenza artificiale. Le Camere di commercio che sono rette dagli stessi imprenditori, lavorano per sostenere questo percorso e lo fanno insieme».

Un tema molto attuale è quello della transizione green: quali strategie state adottando per accompagnare le imprese in questo percorso?

«Ancora una volta la strategia è fornire strumenti concreti. Le faccio alcuni esempi: abbiamo attivi dei desk grazie ai quali le imprese possono confrontarsi gratuitamente e costantemente con gli esperti per avere consigli e report su come aumentare l’efficientamento energetico, a quali contributi accedere e come. In sintesi: fare domande e ottenere risposte utili.

Altro tema che ci sta particolarmente a cuore è quello delle Comunità Energetiche Rinnovabili. Sono temi sui quali operiamo in stretta collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, la relativa sua rete di laboratori di alta tecnologia e Dintec, la società delle Camere di commercio per l’innovazione».

Accanto a quella verde, non meno importante è la transizione digitale: come si sostengono, soprattutto le piccole e medie imprese, nel percorso di trasformazione digitale?

«Dobbiamo partire da un dato di fatto: la transizione digitale è fortemente influenzata dalla dimensione aziendale. Per le aziende piccole, ovviamente tolte le start up innovative, la digitalizzazione è associata ancora troppo spesso al sito internet e all’uso dei social media.

Cloud computing, software di gestione dati, business intelligence non sono ancora diffusi in maniera capillare come meriterebbero. Se vogliamo arrivare alle applicazioni di intelligenza artificiale, all’obiettivo ambizioso e necessario di avere un progetto di intelligenza artificiale in ogni impresa, lavoriamo sulla crescita delle competenze con strumenti e contributi per farlo.

Per colmare questo gap, le Camere di commercio mettono a disposizione contributi, fanno seminari gratuiti di approfondimento e soprattutto hanno la forza dei Punti Impresa Digitali: veri e propri sportelli di esperti dedicati a sviluppare le competenze digitali delle piccole e medie imprese».

Parlando di innovazione, in Emilia-Romagna non mancano incubatori, acceleratori e strumenti a sostegno delle start up. Come si può favorire la crescita dell’ecosistema start up?

«Creando tutti quegli strumenti che possono essere i pilastri del passaggio dall’idea alla sua realizzazione sostenibile. Ancora una volta forniamo strumenti: come la rete degli Sportelli Nuova Impresa presenti in tutte le Camere di commercio della regione.

Non c’è domanda sull’avvio di una start up che in questo servizio non possa trovare risposta o orientamento. Ma lavoriamo anche molto prima: raccontando agli studenti, a partire dalle scuole medie, cosa significa provare ad aprire un’attività e come gestirla.

È il nostro seminare affinché i nuovi imprenditori possano arrivare e sentirsi parte dell’eccellenza di ricerca e tecnologica che l’Emilia-Romagna esprime con una grande capacità di fondo: mettere insieme le esigenze degli imprenditori con la capacità di investimento paziente del pubblico».

Sempre in tema di innovazione, quali sono i soggetti dell’Emilia-Romagna con cui vi interfacciate maggiormente e quali sono i progetti principali su cui siete impegnati?

«Le Camere di commercio sono una istituzione pubblica che è retta dagli imprenditori e che ha come pilastro fondamentale della propria attività quello di fare sintesi degli interessi dei vari settori economici.

È per questo che in ogni fase della creazione e dello sviluppo dell’impresa le Camera di commercio ci sono. E collaborano e si confrontano con tutti coloro che hanno come obiettivo quello di “disegnare il futuro” e fare in modo che questo si realizzi».

EMILIA ROMAGNA ECONOMY - Quattro “I” per disegnare il futuro

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Luca Indemini

Giornalista specializzato in tecnologia e innovazione

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