• 22/02/2024

Valore aggiunto ferrarese +0,7%

 Valore aggiunto ferrarese +0,7%

Camera di Commercio: nel 2023 il valore aggiunto ferrarese è cresciuto dello 0,7% rispetto al 2022, in linea con la media italiana

«Serve una presa d’atto convinta della centralità dell’economia reale e, dunque, del valore economico e sociale dell’impresa, tutelandone gli interessi ed elevandone la competitività» le parole di Govoni.

Nel 2023 il valore aggiunto ferrarese è aumentato dello 0,7% rispetto al 2022 (chiuso a +2,6%), in linea con la media italiana (+0,7%), ma inferiore di qualche decimale al dato riferito all’Emilia-Romagna (+0,9%). Lo rende noto l’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio, che, però, evidenzia anche i significativi rischi al ribasso derivanti dalla crisi in Medio Oriente e dall’irrigidimento delle condizioni di finanziamento.

Tra i principali rischi ventilati dall’Ente di Largo Castello, nonostante la vivace dinamica dei servizi (+3,6% nel 2023 e +1,7% nel 2024), l’indebolimento del ciclo manifatturiero, che contribuisce a ridurre le prospettive di crescita del commercio internazionale e le quotazioni delle materie prime e dei prodotti energetici. In valore assoluto e al netto dell’inflazione, già nel 2022 Ferrara ha segnato il superamento dei livelli di tutto il periodo 2012-2019 (con 8,28 miliardi); la tendenza alla crescita, pur se rallentata, proseguirà anche quest’anno, quando il valore aggiunto ferrarese non supererà la soglia dei 8,39 miliardi, per poi accelerare leggermente nel 2025.

“Nonostante le incertezze legate al rallentamento dell’economia – ha sottolineato il vice presidente della Camera di commercio di Ferrara e Ravenna, Paolo Govoni – i ferraresi continuano a scegliere di fare impresa. Un’ampia diffusione del digitale all’interno dei processi aziendali come nel rapporto con la Pubblica amministrazione è vitale per rendere le imprese più forti e competitive.

Anche su questo tema la Camera di commercio, insieme alle Organizzazioni imprenditoriali, sta dando un importante contributo attraverso la diffusione del linguaggio 4.0 nel tessuto produttivo e l’uso di piattaforme e servizi telematici che il sistema camerale mette a disposizione della collettività. Serve – ha concluso Govoni – una presa d’atto convinta, in particolare in questo momento storico, della centralità dell’economia reale e, dunque, del valore economico e sociale dell’impresa, tutelandone gli interessi ed elevandone la competitività”.

Nel 2023, considerato il rallentamento del commercio mondiale connesso alle disfunzioni delle catene internazionali di produzione, l’export ferrarese è stimato in calo del 13%, valore confermato dai dati registrati da Istat nei primi nove mesi dell’anno (-10,9%) e un valore che, se deflazionato, nel periodo 2019-2023, è superiore solo a quanto registrato nel 2020.

Nel 2024, le cose dovrebbero migliorare con un valore esportato, al netto dell’inflazione, in forte ripresa (stimato al +9,5%). E, sotto la pressione del contenimento di domanda interna e commercio mondiale, nonché dell’inflazione ancora anomala, è calato anche il valore aggiunto prodotto dall’industria ferrarese, che subisce una flessione del -5,4%.

La ripresa del commercio mondiale potrebbe sostenere un contenuto recupero dell’attività industriale nel 2024, che non riuscirà però a tornare in terreno positivo (-1,2%). In questa ipotesi, al termine dell’anno corrente, il valore aggiunto reale dell’industria risulterà distante quasi 160milioni dal livello raggiunto dopo la pandemia nel 2021 e superiore del 19,4% a quello del 2020.

Le indicazioni che emergono dall’indagine congiunturale tra le imprese manifatturiere da 1 a 500 addetti, vanno nella stessa direzione: la produzione industriale per tutto il 2023 ha registrato variazioni negative, che si sono tradotte in una diminuzione anche del fatturato, pur se più contenuta. Anche gli ordini seguono il medesimo trend, senza far intravedere qualche segnale di miglioramento. Non si registrano differenze evidenti per dimensione e anche a livello settoriale, le contrazioni della produzione sono diffuse, con l’unica eccezione determinata dalla crescita nell’alimentare e diminuzioni più accentuate per metallurgia, macchine elettriche e il gruppo legno-mobili.

Allo stesso tempo prosegue il lento recupero delle vendite nel commercio, che, per il sesto trimestre consecutivo, registrano nel complesso una variazione positiva (+1,9%).

Concluso il capitolo dei “superbonus”, il valore aggiunto reale delle costruzioni ha fatto registrare una crescita rallentata nel 2023 (+1,5%, in evidente frenata ma in linea rispetto al precedente scenario di previsione), che ha contribuito allo sviluppo complessivo dello scorso anno, ma non più con una dinamica eccezionale come quella del 2022. La tendenza positiva si invertirà decisamente nel 2024 con lo scadere delle misure di sostegno adottate, conducendo il settore in recessione (-3,5%).

A testimonianza delle contrastanti vicissitudini vissute dal comparto, al termine del 2023 il valore aggiunto delle costruzioni, pur risultando superiore di ben il 47% rispetto a quello del 2020, rimane inferiore agli eccessi del precedente massimo del 2007 del 34%. Per il valore aggiunto dell’agricoltura, dopo la crescita del 2022 (+1,2%), una diminuzione è stata stimata per l’anno appena concluso (-1,2%), livello dal quale difficilmente si potrà spostare, dopo gli effetti degli eventi climatici avversi e delle difficoltà registrati da tempo dal settore.

Per quanto riguarda il credito, a settembre il valore complessivo dei prestiti concessi al confronto con il dato dello stesso periodo dell’anno precedente, per il secondo trimestre consecutivo, risulta in calo (-1,7%). In particolare, calano i prestiti bancari nel comparto manifatturiero (-9,8% rispetto al del 2022).

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Redazione

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